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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 01/04/2016

All'indirizzo http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/38044-per-gli-acquisti-iva-non-imponibili-non-configurabile-il-reato-di-dichiarazione-fraudolenta

Autore: Graziotto Fulvio

Per gli acquisti IVA non imponibili non è configurabile il reato di dichiarazione fraudolenta

Per gli acquisti IVA non imponibili non è configurabile il reato di dichiarazione fraudolenta

Pubblicato in Diritto tributario, Diritto penale il 01/04/2016

Autore

50130 Graziotto Fulvio
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Per gli acquisti IVA non imponibili non è configurabile il reato di dichiarazione fraudolenta L'uso improprio del regime previsto dall'art. 8bis del D.P.R. n. 633/1972 può rilevare in sede tributaria, ma non attribuisce rilevanza penale per il delitto di dichiarazione fraudolenta perché non vi è stata alcuna attività posta in essere per ostacolare l'accertamento, né indicazione nella dichiarazione IVA di un costo indetraibile perché asseritamente non inerente.
Decisione: Sentenza n. 8668/2016 Cassazione Penale - Sezione III
Classificazione: Penale, Tributario
Parole chiave: dichiarazione - IVA - reato di dichiarazione fraudolenta
 
Il caso.
Il Tribunale del riesame rigettava la richiesta di riesame proposta contro un decreto di sequestro preventivo in via diretta su un'imbarcazione, collegata all'ipotesi di reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (art. 11 Decreto Legislativo n. 74/2000) e di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3 della stessa disposizione).
Per l'accusa la cessione del natante sarebbe stata simulata, e le fatture passive emesse dalla società di leasing in regime di non imponibilità IVA ex art. 8bis del D.P.R. n. 633/1972 avrebbero configurato un'imposta fraudolentemente risparmiata (l'IVA sarebbe stata di circa 440mila euro), trattandosi di bene non inerente (in quanto l'operazione mascherava un utilizzo a fini personali) e quindi escluso dall'esenzione.
I tre indagati in concorso proponevano ricorso in Cassazione, due indagati congiuntamente, e il terzo con ricorso separato.
Nel primo ricorso si deducevano due motivi: violazione di
legge in relazione all'art. 11 del Decreto Legislativo n. 74/2000 in quanto non vi sarebbe stata alcuna alienazione simulata, e assenza dell'individuazione della condotta tipica del reato (per il ricorrente, il reato ipotizzato previsto dall'art. 11 citato si configura solo in presenza di simulazione o di altri atti fraudolenti).
Successivamente alla presentazione del ricorso, il difensore di uno dei tre indagati in concorso depositava però dichiarazione con la quale rinunciava al ricorso per carenza di interesse.
 
La decisione.
La Cassazione affronta i due motivi di ricorso e precisa, anzitutto, che l'addebito mosso agli attuali indagati riguarda condotte di dichiarazione fraudolenta asseritamente poste in essere in concorso: secondo quanto ha ricostruito l'accusa, gli indagati avrebbero costituito una società con oggetto sociale apparentemente volto all'attività di noleggio a terzi dei natanti, ma in realtà costituita allo scopo di conseguire i vantaggi fiscali fiscali garantiti a tali tipi societari dalla legislazione speciale e utilizzare alcune imbarcazioni da diporto per il loro beneficio personale ed esclusivo.
Queste, in sintesi, le principali censure sollevate dal ricorrente:
  • in relazione al reato di dichiarazione fraudolenta, «i ricorrenti, dopo aver sintetizzato gli elementi caratterizzanti la fattispecie penale de qua, sostengono come i fatti rilevati dagli accertatori rassegnassero una realtà di segno opposto all'archetipo delineato dalla fattispecie incriminatrice, anzitutto perché gli accertatori avevano potuto ricostruire sulla sola scorta degli elementi forniti dalla parte le operazioni societarie», e «In secondo luogo, contestavano come non fossero idonei ad inficiare il quadro di regolarità delle scritture contabili i rilievi indicati nel p.v.c. in quanto limitati solo all'anno 2008 ed afferenti alla mancata stampa di poche registrazioni del libro giornale e ad un paio di annotazioni a matita sul registro inventari; ancora, si rilevava come non fosse stata elevata alcuna formale contestazione e/o applicazione di sanzioni ex art. 9, d. Igs. n. 471 del 197, in merito alla presunta irregolarità delle scritture contabili per le predette annualità;»: in definitiva, «sostenevano i ricorrenti come non apparisse individuabile l'indispensabile mezzo fraudolento di cui si sarebbe avvalsa la società e gli attuali indagati al fine di ostacolare l'accertamento»;
  • i ricorrenti, inoltre, «censurano l'ordinanza sostenendo che dalla lettura dell'ordinanza impugnata emergerebbe una esegesi dell'art. 3, d. Igs. n. 74 del 2000, apertamente contrastante con i principi di tassatività e in violazione del c.d. divieto di analogia in materia penale; la norma, nella formulazione normativa al momento del fatto, precisano i ricorrenti, richiedeva quali elementi indefettibili sia la falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie sia, da un lato, l'adozione di mezzi fraudolenti, ma anche che quelli utilizzati fossero dotati dell'idoneità ad ostacolarne l'accertamento»;
  • ancora, «censurano l'affermazione contenuta nell'impugnata ordinanza
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