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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 15/04/2016

All'indirizzo http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/38101-omissione-del-versamento-iva-sanzionata-anche-se-sotto-la-soglia-di-punibilit-penale

Autore: Graziotto Fulvio

Omissione del versamento IVA sanzionata anche se sotto la soglia di punibilità penale

Omissione del versamento IVA sanzionata anche se sotto la soglia di punibilità penale

Pubblicato in Diritto tributario, Diritto penale il 15/04/2016

Autore

50130 Graziotto Fulvio
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Omissione del versamento IVA sanzionata anche se sotto la soglia di punibilità penale La Cassazione ha precisato che il venir meno del reato tributario per innalzamento della soglia di punibilità (soglia che, per l'IVA, è passata da euro 50mila a euro 250mila) non ha rilevanza sotto il profilo tributario, rimanendo l'omesso versamento, a seguito dell'innalzamento della soglia di rilevanza penale, un illecito amministrativo.
Nell'eventuale procedimento penale già in corso l'assoluzione deve essere pronunciata con formula piena («il fatto non sussiste»), e non perché «il fatto non è previsto dalla legge come reato.»
 
Decisione: Sentenza n. 3098/2016 Cassazione Penale - Sezione III
Classificazione: Penale, Tributario
Parole chiave: IVA - illecito amministrativo - omesso versamento
 
Il caso.
Una società aveva omesso il versamento di IVA per l'anno 2010 per 51mila euro, e l'amministratore di era stato assolto «perché il fatto non è previsto dalla legge come reato» in quanto, nel frattempo, la Corte Costituzionale aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale del reato per i fatti commessi fino al settembre 2011, in cui la soglia di rilevanza penale era fissata a 103.291,38 euro.
L'imputato ricorreva in Cassazione per ottenere l'assoluzione con la formula più ampia, e la corte ha accolto il ricorso.
 
La decisione.
Nell'affrontare il caso, dapprima la Corte di Cassazione richiama quanto precisato dalla Corte Costituzionale nel 2008: «La Corte costituzionale, con la sentenza n. 85 del 2008, ha
chiarito che le uniche decisioni totalmente assolutorie sono quelle pronunciate con le formule "il fatto non sussiste" e "l'imputato non lo ha commesso", mentre tutte le altre formule di assoluzione comportano, con forme e gradazioni diverse, un riconoscimento della responsabilità dell'imputato o comunque l'attribuzione del fatto allo stesso, e quindi, sebbene non applichino una pena, sono sicuramente idonee ad arrecare ugualmente all'imputato significativi pregiudizi di ordine sia morale sia giuridico. All'imputato va quindi normalmente riconosciuto il diritto di impugnare una sentenza di proscioglimento per ottenere una assoluzione con una formula per lui migliore perché totalmente liberatoria o comunque produttiva di effetti extrapenali più favorevoli o meno pregiudizievoli (Sez. U, n. 40049 del 29/05/2008, Guerra cit., in motiv.)».
E ne precisa le ragioni pratiche: «la pronuncia penale non può recare ex se un pregiudizio scaturente dalla pretesa efficacia, radicalmente esclusa, come si

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si è detto, soltanto dalle formule "il fatto non sussiste" o "l'imputato non lo ha commesso", della sentenza di assoluzione nei giudizi extrapenali, nei quali quindi l'accertamento può tradursi, con riferimento alle altre formule assolutorie, nell'applicazione automatica delle sanzioni, una volta che il giudice penale - quando in sede extrapenale si controverte intorno ad un diritto o ad un interesse legittimo il cui riconoscimento è dipeso dall'accertamento degli stessi fatti materiali che furono oggetto del giudizio penale - abbia espresso un giudizio di applicabilità delle medesime, producendosi perciò un pregiudizio delle posizioni giuridiche soggettive, che è nell'interesse dell'imputato rimuovere, rivendicando la formula di maggiore favore».
Quindi, nell'affrontare il ricorso, afferma che «è necessario, per la corretta soluzione della questione, stabilire quale ruolo svolgono le soglie di punibilità nella struttura del reato. 3.1. La giurisprudenza di legittimità è divisa nel ritenere le soglie di punibilità come elemento costitutivo del reato o condizione obiettiva di punibilità. L'orientamento che propende in quest'ultimo senso è stato anche recentemente espresso (Sez. 6, n. 6705 del 16/12/2014, dep.2015, Libertone, Rv. 262394) e ritiene che, nel prevedere una soglia di punibilità, il legislatore ha inteso riservare la sottoposizione alla più grave delle sanzioni, quella appunto penale, alle ipotesi di evasione ritenute più gravi, proprio perché superiori ad un determinato ammontare: tale valore rappresenta, non un elemento costitutivo del reato, ma una condizione obbiettiva di punibilità, in mancanza della quale (ossia al di sotto della predetta soglia) l'interesse dell'amministrazione finanziaria è presidiato dalle conseguenze civilistiche della violazione».
Sul punto la Suprema Corte richiama le Sezioni Unite: «Anche le Sezioni Unite hanno preso posizione in tal senso affermando, tra l'altro, che, per la commissione del reato ex art. 10-ter d.lgs. n. 74 del 2000, è sufficiente la coscienza e volontà di non versare
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