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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 20/05/2016

All'indirizzo http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/38244-discriminazione-fiscale-delle-famiglie-monoreddito-e-o-numerose

Autore: Bianchini Francesco

Discriminazione fiscale delle famiglie monoreddito e/o numerose

Discriminazione fiscale delle famiglie monoreddito e/o numerose

Pubblicato in Diritto tributario il 20/05/2016

Autore

46275 Bianchini Francesco
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Discriminazione fiscale delle famiglie monoreddito e/o numerose Ben quarant’anni fa, con la nota sentenza n.179 del 15 luglio 1976, Corte Costituzionale ritenne “opportuno di fermare l'attenzione sopra alcuni aspetti o profili della disciplina dell'IRPEF” […]. Le norme […] violano il principio di eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e non sono ordinate sulla eguaglianza giuridica dei coniugi. A fronte di situazioni eguali si hanno trattamenti differenti”.
In particolare, la Corte rilevò che “si é posto in essere nei confronti dei coniugi conviventi un trattamento fiscale più oneroso rispetto a quello previsto per conviventi non uniti in matrimonio (che vengono assoggettati separatamente all’imposta, pur beneficiando degli eventuali vantaggi connessi o conseguenti alla vita in comune).”
La Corte sottolineò che “il trattamento differenziato o diverso non ha alcuna razionale giustificazione né appare finalizzato a garantire o tutelare l'unità familiare […] appare evidente anche il contrasto con l'art. 31 della Costituzione. La normativa in esame non "agevola con misure economiche ed altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi" ed anzi dà vita per i nuclei familiari legittimi e nei confronti delle unioni libere, delle famiglie di fatto e di altre convivenze familiari, ad un trattamento deteriore. […] Ricorre, infine, il mancato rispetto dell'art. 53 della Costituzione” e “non é dimostrato né dimostrabile, anche per la grande varietà delle possibili ipotesi
e delle situazioni concrete (caratterizzate, tra l'altro, dalla esistenza di figli), che in ogni caso per tale influenza si abbia un aumento della capacità contributiva dei due soggetti insieme considerati”.
Infine, il Giudice delle Leggi ribadì “l'esigenza che i principi della personalità e della progressività dell'imposta siano esattamente applicati; che la soggettività passiva dell'imposta sia riconosciuta ad ogni persona fisica con riguardo alla sua capacità contributiva;”
“Nel contempo la Corte” volle esprimere “l'auspicio che sulla base delle dichiarazioni dei propri redditi fatte dai coniugi, ed in un sistema ordinato sulla tassazione separata dei rispettivi redditi complessivi, possa essere data ai coniugi la facoltà di optare per un differente sistema di tassazione (espresso in un solo senso o articolato in più modi) che agevoli la formazione e lo sviluppo della famiglia e consideri la posizione della donna casalinga e lavoratrice.”
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altri sette lunghi anni, la Corte Costituzionale, con l’altrettanto nota sentenza n.76 del 23 marzo 1983, tornò sull’argomento e rinnovò l'invito al legislatore ad "apprestare rimedio alle sperequazioni che da tale sistema, rigidamente applicato, potrebbero derivare in danno della famiglia nella quale uno solo dei coniugi possegga reddito tassabile, rispetto a quella in cui ambedue i coniugi posseggono reddito, pari nel complessivo ammontare a quello della famiglia monoreddito, ma soggetto a tassazione separata, con aliquote più lievi per le due componenti". La Corte aggiunse che "l'innegabile esigenza di correggere tali effetti distorsivi, nella prospettiva di quel favor familiae cui si informa l'art. 31 della Costituzione, può, invero, venire appagata sia con oculata scelta di un sistema alternativo, suscettibile di essere affiancato in via opzionale al sistema della tassazione separata, sia anche all'interno di quest'ultimo, ristrutturando gli oneri deducibili e le detrazioni soggettive dell'imposta per meglio adeguarli all'esigenza medesima".
I due autorevoli moniti del Giudice delle Leggi spinsero il Parlamento a delegare il Governo ad "adottare, entro il 31 dicembre 1992, uno o più decreti legislativi concernenti la revisione del trattamento tributario dei redditi della famiglia" secondo una lunga indicazione di principi e criteri direttivi (tra i quali la "commisurazione dell'imposta alla capacità contributiva del nucleo familiare tenendo conto del numero delle persone che lo compongono e dei redditi da esse posseduti" mediante l'applicazione dell'aliquota media corrispondente al reddito complessivo diviso per il numero dei componenti del nucleo).
Dopo aver inutilmente atteso qualcosa di concreto dall’entrata in vigore della legge delega ed a distanza di ben vent’anni dal primo monito (di cui alla citata prima sentenza n.179), il tema della discriminazione fiscale della famiglia matrimoniale venne nuovamente discusso in Parlamento  nelle sedute dei 7 e 8 febbraio 1995, nel corso delle quali vennero depositate ben dodici
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