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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 01/06/2016

All'indirizzo http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/38293-la-forma-dell-appello-nel-nuovo-processo-tributario

Autori: Lamorgese Idalisa , Villani Maurizio

La forma dell’appello nel nuovo processo tributario

La forma dell’appello nel nuovo processo tributario

Pubblicato in Diritto tributario il 01/06/2016

Autori

47468 Lamorgese Idalisa
46400 Villani Maurizio
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La forma dell’appello nel nuovo processo tributario L’art. 53 del d.lgs. n. 546/1992 prevede:
“1. Il ricorso in appello contiene l’indicazione della commissione tributaria a cui è diretto, dell’appellante e delle altre parti nei cui confronti è proposto, gli estremi della sentenza impugnata, l’esposizione sommaria dei fatti, l’oggetto della domanda ed i motivi specifici dell’impugnazione. Il ricorso in appello è inammissibile se manca o è assolutamente incerto uno degli elementi sopra indicati o se non è sottoscritto a norma dell’ art. 18, comma 3. 2. Il ricorso in appello è proposto nelle forme di cui all’ art. 20, commi 1 e 2, nei confronti di tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado e deve essere depositato a norma dell’ art. 22, commi 1, 2 e 3. 3. Subito dopo il deposito del ricorso in appello, la segreteria della commissione tributaria regionale chiede alla segreteria della commissione provinciale la trasmissione del fascicolo del processo, che deve contenere copia autentica della sentenza”.
 
L’appello, dunque, deve contenere:
− l’indicazione della Commissione tributaria regionale cui è diretto;
− l’indicazione dell’appellante e delle altre parti nei cui confronti è proposto;
− gli estremi della sentenza impugnata;
− l’esposizione sommaria dei fatti;
− l’oggetto della domanda;
− i motivi specifici dell’impugnazione;
− la sottoscrizione del difensore dell’appellante o dell’appellante.
 
L’appello è
inammissibile se:
• manca o è assolutamente incerto uno degli elementi essenziali;
• non contiene la sottoscrizione del difensore ex art. 18 del d.lgs. n. 546/1992.
Si fa presente che in tale ipotesi, l’appellante può riproporre l’appello prima che l’inammissibilità sia dichiarata e nel rispetto del termine breve decorrente dalla data della notifica della prima impugnazione.
 
Dopo la dichiarazione di inammissibilità, l’appello non può più essere riproposto.
Si precisa che l’omessa indicazione del codice fiscale del difensore non rende l’appello inammissibile, ma comporta l’aumento del contributo unificato nella misura del 50%, così come l’eventuale assenza di dichiarazione del valore della causa necessaria per calcolare l’ammontare del contributo unificato, non comporta l’inammissibilità ma fa ritenere che essa corrisponda alla misura massima.  Sul punto si veda CTR Friuli Venezia Giulia 18 giugno 2012, n. 53.
Si precisa, altresì, che se nell’atto

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nell’atto di impugnazione manca una parte espressamente dedicata alla narrativa dei fatti di causa, ma questi ultimi si desumono comunque dall’enunciazione dei motivi d’impugnazione, l’appello non è inammissibile. Sul punto si veda Cass. 18 novembre 1995, n. 11971; Cass. 21 ottobre 2013, n. 23719.
Quanto all’indicazione dei “motivi specifici di impugnazione”, l’appellante individua le questioni che formano l’oggetto e l’ambito del riesame chiesto al giudice di seconde cure, denunciando gli errori in procedendo e in iudicando commessi dal primo giudice e precisando le ragioni concrete per cui invoca la riforma della sentenza impugnata.
 È utile sottolineare che i motivi di appello non devono essere confusi con i motivi di ricorso.
 
Non a caso, occorre tenere presente che:
 
• in sede di ricorso introduttivo, i motivi riguardano l’atto impositivo;
• nell’atto di appello, i motivi concernono la sentenza. Si incorre nella omessa specificazione dei motivi quando vi è incertezza sui limiti e sulla portata del riesame richiesto al giudice.
 
A tal proposito la Corte di Cassazione ha sostenuto che “il carattere non formalistico della disposizione di cui al d.lgs. n. 546 del 1992, art. 53, è stato ampiamente ribadito dalla giurisprudenza di questa Corte che ha affermato come la esposizione degli specifici motivi di gravame non sia condizionata ad un contenuto topografico vincolato nel ricorso di appello, né a rigidi canoni formali, con la conseguenza che gli elementi idonei a rendere ‘specifici’ i motivi d’appello possono essere ricavati, anche per implicito, purché in maniera univoca, dall’intero atto di impugnazione considerato nel suo complesso, comprese le premesse in fatto, la parte espositiva e le conclusione (cfr. Corte Cass. sez. V, 19 gennaio 2007, n. 1224; id. sez. V, 12 gennaio 2009, n. 346; id. sez. 5, 31 marzo 2011, n. 7393).
La esposizione
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