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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 08/06/2016

All'indirizzo http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/38303-il-contenzioso-tributario-resta-vincolato-a-quanto-fissato-nell-atto-di-accertamento

Autore: Graziotto Fulvio

Il contenzioso tributario resta vincolato a quanto fissato nell'atto di accertamento

Il contenzioso tributario resta vincolato a quanto fissato nell'atto di accertamento

Pubblicato in Diritto tributario il 08/06/2016

Autore

50130 Graziotto Fulvio
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Il contenzioso tributario resta vincolato a quanto fissato nell'atto di accertamento L'Ufficio non può cambiare il presupposto della pretesa impositiva nel corso del giudizio, ma rimane vincolato a quanto originariamente fissato nell'atto di accertamento e non può porre a base della propria pretesa ragioni diverse o modificarle.
 
Decisione: Sentenza n. 6103/2016 Cassazione Civile - Sezione V
Classificazione: Tributario
Parole chiave: accertamento - confini dell'oggetto - allargamento in corso di giudizio - non sussiste
 
Il caso.
L'Agenzia delle Entrate emetteva avviso di accertamento per l'anno 2003 nei confronti di una SRL, fondato su costi ritenuti non deducibili ai fini IRPEG e IRAP perché non separatamente indicati in dichiarazione (ex art. 76 D.P.R. 917/1986 sui costi derivati da operazioni con fornitori domiciliati in paesi a fiscalità privilegiata).
La Commissione Tributaria Provinciale aveva confermato la legittimità dell'accertamento, mentre in secondo grado la sentenza veniva riformata, negando la indeducibilità dei costi e applicando la sanzione prevista dall'art. 8, comma 3bis, Decreto Legislativo 471/1997.
L'Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza in appello, e la Cassazione rigetta il ricorso, accogliendo invece il controricorso del contribuente.
 
La decisione.
La Suprema Corte affronta dapprima l'eccezione preliminare della inammissibilità del ricorso proposto dall'Ufficio per tardività: l'Agenzia delle Entrate aveva notificato nei termini la prima volta all'indirizzo giusto ma senza indicare il numero dell'interno; a seguito del mancato perfezionamento della procedura,
aveva quindi dovuto reiterare la notifica che è avvenuta nuovamente in tempi brevi, e il Collegio ritiene (in conformità a Cassazione Sezioni Unite 17352/2009) la notifica utilmente effettuata.
Quindi illustra l'unico motivo di ricorso dell'Ufficio: «l'Agenzia censura la decisione per vizio di motivazione, in merito alla circostanza che le imprese di Hong Kong, con le quali la società contribuente aveva avuto rapporti, fossero realmente operative e che gli acquisti presso di esse compiuti presentassero effettiva convenienza economica rispetto a quelli realizzabili sul mercato nazionale».
Per la Corte, la doglianza si rivela inammissibile: «infatti, l'Agenzia, ancorché denunciando carenza di motivazione, richiede, sostanzialmente, a questa Corte, un inammissibile diverso apprezzamento delle risultanze processuali, rispetto a quello legittimamente effettuato dal giudice del merito ... così tendendo a rimettere in discussione l'accertamento in fatto della sentenza impugnata, che, espresso con motivazione coerente in e

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e con le risultanze processuali, si sottrae al sindacato di legittimità».
Per la Cassazione, la contestazione mossa dall'Ufficio si rivela estranea allo specifico thema decidendum e, dunque, inconferente, perché dalla sentenza impugnata «emerge che la contestazione contenuta nell'avviso di accertamento oggetto della controversia era esclusivamente incentrata sul profilo formale della mancata separata indicazione dei costi in dichiarazione (senza alcun riferimento alla sostanziale elusività delle correlative operazioni), non può, d'altro canto, trascurarsi di considerare come la ricorrenza delle circostanze (effettiva operatività della contraente estera e della convenienza dell'operazione)».
E ricorda che «è regola fondamentale del diritto tributario quella secondo cui le ragioni poste a base dell'atto impositivo definiscono i confini del giudizio tributario, che (anche se con sue specifiche caratteristiche) è, pur sempre, giudizio d'impugnazione d'atto; sicché l'ufficio finanziario, restandone le contestazioni adducibili in sede contenziosa circoscritte dalla motivazione dell'avviso di accertamento, non può porre a base della propria pretesa ragioni diverse o modificare, nel corso del giudizio, quelle definite dalla motivazione suddetta».
Il Collegio ne trae quindi le conseguenze: «dall'esposta premessa discende che - in presenza di avviso di accertamento contemplante la sola violazione formale della mancata indicazione separata dei costi derivanti dalle operazioni con imprese non residenti in territori con regime fiscale agevolato, l'ambito del giudizio non può estendersi alle ulteriori violazioni, di carattere sostanziale, sulle quali soltanto interferiscono l'operatività dei contraenti esteri e l'effettività delle operazioni».
Conclude disponendo per il rigetto del ricorso pèroposto dall'Agenzia delle Entrate.
 
Osservazioni.
La Cassazione ha precisato che il presupposto della pretesa tributaria rimane fissato nel perimetro di quanto contenuto nell'atto di accertamento originario.
Il contribuente può difendersi con riferimento a quanto indicato nella motivazione dell'atto di accertamento, e se fosse ammissibile un cambiamento "in corsa" i confini del giudizio si modificherebbero di conseguenza, con evidente
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