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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 14/07/2016

All'indirizzo http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/38469-l-accertamento-emesso-prima-dei-60-gg-illegittimo-anche-se-scadono-i-termini-di-decadenza

Autore: Graziotto Fulvio

L'accertamento emesso prima dei 60 gg. è illegittimo anche se scadono i termini di decadenza?

L'accertamento emesso prima dei 60 gg. è illegittimo anche se scadono i termini di decadenza?

Pubblicato in Diritto tributario il 14/07/2016

Autore

50130 Graziotto Fulvio

Qui la sentenza n. 7598 - 15/4/2016 - Corte di Cassazione

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L'accertamento emesso prima dei 60 gg. è illegittimo anche se scadono i termini di decadenza? La scadenza imminente dei termini di decadenza per l'azione di accertamento non è un motivo di urgenza che giustifica una deroga al termine dilatorio previsto dall'art. 12 dello statuto del contribuente per il contraddittorio preventivo.
Decisione: Ordinanza n. 7598/2016 Cassazione Civile - Sezione VI
Classificazione: Tributario
Parole chiave: accertamento - decadenza - termine dilatorio per contraddittorio - deroga
Il caso.
In seguito a ispezione della Guardia di Finanza, a un contribuente veniva notificato accertamento emesso prima del termine dilatorio di 60 gg. previsto dall'art. 12, comma 7, della legge 212/2000, senza che fosse fornita adeguata motivazione.
Il contribuente ricorreva e il ricorso veniva accolto in primo grado, e successivamente la decisione veniva confermata in appello.
L'Agenzia delle Entrate ricorreva in Cassazione, lamentando che la presunta negligenza per il ritardo nella chiusura del PVC (processo verbale di constatazione) fosse da imputare all'operato della Guardia di Finanza e non all'Ufficio.
La Cassazione rigetta il ricorso.
La decisione.
Nell'affrontare la questione, la Suprema Corte richiama precedenti decisioni.
Dapprima ricorda che «in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l'art. 12, comma 7, della legge 27 luglio 2000, n. 212 deve essere interpretato nel senso che l'inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l'emanazione dell'avviso di accertamento - termine decorrente dal rilascio al contribuente, nei
cui confronti sia stato effettuato un accesso, un'ispezione o una verifica nei locali destinati all'esercizio dell'attività, della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni - determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, l'illegittimità dell'atto impositivo emesso "ante tempus", poiché detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva. Il vizio invalidante non consiste nella mera omessa enunciazione nell'atto dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l'emissione anticipata, bensì nell'effettiva assenza di detto requisito (esonerativo dall'osservanza del termine), la cui ricorrenza, nella concreta fattispecie e all'epoca di tale emissione, deve essere provata dall'ufficio".(Cass. 18184/2013)».
Poi il Collegio ricorda che le Sezioni Unite

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Unite avevano già precisato che «l'esistenza di ulteriori strumenti di tutela per il contribuente (istanza di autotutela, accertamento con adesione, etc) è rilievo non idoneo ad escludere autonoma rilevanza alla portata precettiva della norma in esame (Cass. sez. unite 18184/2013)».
E precisa anche che eventuali deroghe devono essere adeguatamente motivate e sono soggette a onere della prova in capo all'Ufficio: «"in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l'Amministrazione finanziaria, ove alleghi l'imminente scadenza del termine di decadenza per l'esercizio del potere di accertamento al fine di contrastare l'eccezione di nullità per inosservanza dell'art. 12, comma 7, della legge 31 luglio 2000, n. 212, ha l'onere di specificare e dimostrare, in conformità del principio di vicinanza del fatto da provare, che ciò non sia dipeso dalla sua incuria, negligenza o inefficienza, ma da ragioni che hanno impedito il tempestivo ed ordinato svolgimento delle attività di controllo entro il sessantesimo giorno antecedente la chiusura delle operazioni, come, ad esempio, nuovi fatti emersi nel corso delle indagini fiscali o di procedimenti penali svolti nei confronti di terzi, eventi eccezionali che hanno inciso sull'assetto organizzativo o sulla regolare programmazione dell'attività degli uffici, condotte dolose o pretestuose o volutamente dilatorie del contribuente sottoposto a verifica" (Cass. 25759/2014)».
Ma, soprattutto, ricorda che «in particolare, inoltre, è stato precisato che le dette specifiche ragioni di urgenza, riferite al rapporto tributario controverso "non possono identificarsi nell'imminente spirare del termine di decadenza di cui all'art. 57 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, che comporterebbe anche la convalida, in via generalizzata, di tutti gli atti in scadenza, mentre, per contro, è dovere dell'amministrazione attivarsi tempestivamente per consentire il dispiegarsi del contraddittorio procedimentale" (Cass. 2592/2014)».
Infine, il Collegio chiarisce: «né può ritenersi che l'Agenzia non risponda del ritardo con
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