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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 06/10/2016

All'indirizzo http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/38671-cassazione-la-tassazione-non-pu-investire-oggetti-e-soggetti-non-espressamente-previsti

Autore: Graziotto Fulvio

Cassazione: la tassazione non può investire oggetti e soggetti non espressamente previsti

Cassazione: la tassazione non può investire oggetti e soggetti non espressamente previsti

Pubblicato in Diritto tributario il 06/10/2016

Autore

50130 Graziotto Fulvio

Qui la sentenza n. 18574 - 22/9/2016 - Corte di Cassazione - Civile, Sezioni Unite

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Cassazione: la tassazione non può investire oggetti e soggetti non espressamente previsti Per la disciplina derogatoria quale quella relativa ad agevolazioni tributarie, che è da intendersi di stretta interpretazione, non è ammessa un'interpretazione che si spinga oltre la lettera della legge.
Decisione: Sentenza n. 18574/2016 Cassazione Civile - Sezioni Unite
Classificazione: Tributario
Parole chiave: agevolazioni tributarie - criteri interpretativi - disciplina di stretta interpretazione
Il caso.
Gli acquirenti di un immobile ceduto da una società avevano versato l'IVA con aliquota agevolata al 4% (prima casa).
A seguito di sopralluogo, l'Agenzia delle Entrate rilevava che l'immobile aveva caratteristiche di lusso, e notificava avviso di liquidazione recuperando la differenza maggiorata delle sanzioni.
I contribuenti impugnano l'avviso ma perdono nei due gradi di giudizio: la Commissione Tributaria Regionale ha escluso che l'Ufficio fosse incorso in decadenza in quanto era applicabile la proroga biennale prevista dall'art. 11 legge 289/2002.
Gli acquirenti propongono ricorso in Cassazione.
La decisione.
Il Consesso ritiene fondato il secondo motivo di ricorso dei contribuenti, entro alcuni limiti.
Dapprima evidenzia che non può escludersi possibilità di fruire della proroga di due anni per la rettifica e la liquidazione della maggior imposta di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni, nonché sull'incremento del valore aggiunto, anche nelle ipotesi di definizione delle violazioni relative all'applicazione di agevolazioni tributarie sulle medesime imposte.
Poi rileva un contrasto nella giurisprudenza della quinta sezione civile
relativamente alla applicabilità della proroga dei termini di accertamento anche con riguardo alle violazioni concernenti la fruizione dell'aliquota agevolata IVA in caso di acquisto della prima casa: un primo orientamento che lo ammette, e «un diverso orientamento (v. in proposito cass. sent. n. 12847 del 2013 nonché ord. nn. 28508 del 2013; 16440 del 2013; 16437 del 2013 e 5115 del 2015) che invece esclude la prorogabilità del termine di accertamento dell'Iva, trattandosi di tributo diverso da quelli (imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni nonché sull'incremento del valore aggiunto) ai quali il citato art. 11 I. n. 289 del 2002 fa espresso ed esclusivo riferimento»
Le Sezioni Unite così sintetizzano: «il primo dei due orientamenti risulta sostenuto da una interpretazione logico-sistematica delle disposizioni in materia tesa ad evidenziare la ratio ad esse sottesa, che renderebbe incongrua una differente

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differente disciplina, quanto alla possibilità di proroga dei termini per l'accertamento, tra diversi tipi di tributi.
Il secondo orientamento esclude la prorogabilità del termine per l'accertamento in relazione a tributi diversi da quelli cui la norma fa espresso riferimento, fondandosi sul dato letterale, sulla natura eccezionale della proroga dei termini di decadenza, sul rilievo che la proroga dei termini presuppone l'astratta applicabilità della disciplina condonistica che è esclusa in materia di IVA».
Poi il Collegio prende spunto dalla questione per un'affermazione sull'"ermeneutica tributaria" (cioè sull'operazione di interpretazione delle disposizioni tributarie): afferma infatti che «L'analisi dei due orientamenti sopra riportati evidenzia con chiarezza paradigmatica la tensione che attraversa l'ermeneutica tributaria, divisa tra l'esigenza di rispetto del principio generale di stretta interpretazione delle norme lato sensu tributarie (quindi anche di quelle collegate o strumentali alle norme impositive in senso stretto) e l'esigenza di evitare una disparità di trattamento, in ipotesi ingiustificata, tra situazioni analoghe che solo una (supposta) mancanza di coordinamento tra disposizioni successive assoggetta a differente disciplina.
Secondo la dottrina e la giurisprudenza di questo giudice di legittimità (v. per tutte SU ord. n. 11373 del 2015 e la giurisprudenza anche costituzionale ivi richiamata), a salvaguardia dell'equilibrio tra gli interessi che si contrappongono nel rapporto tributario (la garanzia dei contribuenti e le esigenze di bilancio dell'ente impositore), che si esprime a livello costituzionale nell'art. 53 Cost., nella riserva di legge sancita dall'art. 23 Cost. e nella previsione dell'art. 81 Cost. (vieppiù dopo la I. cost. n.1 del 2012), l'ambito dell'imposizione è tracciato dal legislatore (in positivo come in negativo) attraverso la precisa indicazione di oggetti e soggetti tassabili, con la conseguenza che in relazione alle norme impositive è pacificamente escluso che la tassazione possa investire oggetti o soggetti non espressamente emergenti dal dato
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