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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 27/10/2016

All'indirizzo http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/38727-le-operazioni-simulate-possono-essere-penalmente-rilevanti-in-ambito-tributario

Autore: Graziotto Fulvio

Le operazioni simulate possono essere penalmente rilevanti in ambito tributario

Le operazioni simulate possono essere penalmente rilevanti in ambito tributario

Pubblicato in Diritto tributario il 27/10/2016

Autore

50130 Graziotto Fulvio

Qui la sentenza n. 41755 - 5/10/2016 - Corte di Cassazione - Penale, III

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Le operazioni simulate possono essere penalmente rilevanti in ambito tributario Può definirsi elusiva solo un'operazione caratterizzata da una effettiva e reale funzione economico sociale pur se principalmente finalizzata al conseguimento di un vantaggio tributario.
Invece, è penalmente rilevante un'operazione meramente simulata che costituisca una vera e propria macchinazione priva di sostanza economica il cui unico scopo sia quello di raggiungere un indebito vantaggio fiscale.
Decisione: Sentenza n. 41755/2016 Cassazione Penale - Sezione III
Classificazione: Amministrativo, Civile, Commerciale, Penale, Societario, Tributario
Parole chiave: abuso del diritto - elusione - simulazione
Il caso.
Nei confronti di una persona indagata per infedele dichiarazione il Pubblico Ministero chiedeva il sequestro preventivo dei beni, in conseguenza del profitto che avrebbe conseguito omettendo di dichiarare, in qualità di azionista di riferimento e amministratore di fatto di due SPA, una plusvalenza di oltre 17milioni di euro realizzata da una delle due società mediante la vendita di attrezzature e impianti.
I cespiti erano stati dapprima ceduti da una SPA all'altra, e successivamente ceduti a un primario operatore a un prezzo molto più elevato nel giro di pochi mesi.
In tal modo, grazie alle perdite accumulate da una delle due SPA, sarebbe stato neutralizzato il grosso del carico fiscale.
Sia il Giudice per le indagini preliminari, sia il Tribunale del Riesame rigettavano la richiesta del Pubblico Ministero, che ricorreva in Cassazione.
Malgrado la Cassazione abbia
ritenuto inammissibile il ricorso, ne ha tratto lo spunto per dare la sua interpretazione in merito alla rilevanza penale delle nuove disposizioni sull'abuso del diritto.
La decisione.
La Cassazione premette l'inammissibilità del ricorso proposto dal Pubblico Ministero in quanto ammissibile soltanto per vizio di violazione di legge, mentre non è in esso ricompreso la mancanza di idonea motivazione, aspetto che in realtà il PM aveva contestato al di là delle censure formalmente riferite alla violazione di legge.
Poi afferma che avrebbe assunto rilevanza «quanto disposto appunto dall'art.10-bis, comma 13, del riformato Statuto del contribuente, secondo il quale "Le operazioni abusive non danno luogo a fatti punibili ai sensi delle leggi penali tributaria", posto che, all'evidenza una siffatta disposizione, facendo venire meno la rilevanza penale delle condotte meramente elusive dei precetti penali tributari, avrebbe, nel caso in questione, laddove la operazione posta

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posta in essere dal ricorrente fosse qualificabile come elusiva, reso non ravvisabile il requisito del fumus commissi delicti e, quindi, non praticabile per la pubblica accusa lo strumento del sequestro preventivo».
Il Collegio precisa che «in linea di principio, che può definirsi elusiva, e pertanto, sulla base della disciplina sopravvenuta, penalmente irrilevante, solamente una operazione che, pur principalmente finalizzata al conseguimento di un vantaggio tributario, sia tuttavia caratterizzata da una effettiva e reale funzione economico sociale meritevole di tutela per l'ordinamento, tale non potendosi ritenere un'operazione che sia, viceversa, meramente simulata. In tale seconda fattispecie, la quale ricorrerebbe laddove la operazione costituisse un mero simulacro privo di qualsivoglia effettivo contenuto, ci si troverebbe di fronte non tanto ad una ipotesi di abuso di un pur sussistente e valido negozio giuridico quanto ad una vera e propria macchinazione priva di sostanza economica il cui unico scopo, anche attraverso il sapiente utilizzo di strumenti negoziali fra loro collegati, sarebbe quello di raggiungere un indebito vantaggio fiscale.»
Infine chiarisce che «in una tale situazione, esulando la fattispecie dalla ipotesi penalmente irrilevante dell'abuso del diritto - postulando quest'ultimo concetto, come dianzi rilevato, comunque l'utilizzo di strumenti, ancorchè soggettivamente finalizzati ad effetti diversi da quelli tipici dei negozi realizzati, giuridicamente validi ed aventi una loro meritevole causa giuridica ulteriore rispetto alla mera elusione fiscale - non potrebbe considerarsi scriminata in forza di quanto disposto dal citato comma 13 dell'art. 10-bis della legge n. 212 del 2000 nel testo attualmente vigente la condotta di chi, al fine di conseguire un vantaggio fiscale, realizzasse esclusivamente negozi simulati o comunque affetti da altre nullità dal punto di vista civilistico».
Osservazioni.
Per la Cassazione non può considerarsi scriminata la condotta di chi, al fine di conseguire un vantaggio fiscale, realizzasse esclusivamente negozi simulati
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