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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 21/11/2016

All'indirizzo http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/38828-la-emendabilit-delle-opzioni-negoziali-nelle-dichiarazioni-fiscali

Autore: Chiudioni Marco

La emendabilità delle opzioni negoziali nelle dichiarazioni fiscali

La emendabilità delle opzioni negoziali nelle dichiarazioni fiscali

Pubblicato in Diritto tributario il 21/11/2016

Autore

48219 Chiudioni Marco

Qui la sentenza n. 13378 - 30/6/2016 - Corte di Cassazione - Civile, Sezioni Unite

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La emendabilità delle opzioni negoziali nelle dichiarazioni fiscali Come è noto la dottrina e la giurisprudenza per lungo tempo hanno dibattuto sulla natura della dichiarazione dei redditi.
In particolare, è stato evidenziato come la dichiarazione dei redditi sia una «dichiarazione di scienza» se ci si riferisce ai contenuti narrativi di tale atto, ossia alla esposizione di fatti, dati, notizie. Inoltre, è stato anche osservato che gli effetti giuridici che derivano dalla dichiarazione non sono effetti «voluti» dal dichiarante, ma effetti legali; la dichiarazione fiscale, sotto questo profilo, non è una dichiarazione di volontà, ma un mero atto (TESAURO).
A ciò va aggiunto che la dichiarazione dei redditi può contenere anche delle opzioni. Ora, tali opzioni costituiscono delle dichiarazioni di volontà, la cui disciplina – ad esempio in materia di errore – deve essere ricostruita tenendo conto di tale natura giuridica (TESAURO).
In generale, si evidenzia che la giurisprudenza di legittimità si è oramai orientata in senso favorevole alla emendabilità della dichiarazione. «La dichiarazione fiscale - infatti - non ha natura di atto negoziale e dispositivo, ma reca una mera esternazione di scienza e di giudizio, modificabile in ragione dell'acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione sui dati riferiti, costituendo essa un momento dell'iter volto all'accertamento dell'obbligazione tributaria (SU 15063/02). Né esigenze di mera stabilità amministrativa, in ossequio alle quali si è sostenuta
in un remoto passato la non modificabilità della dichiarazione, possono mai comprimere il diritto del contribuente a versare le imposte secondo il principio di capacità contributiva sancito dall’art. 53 Cost.: tanto in sintonia con la disposizione statutaria dell'art. 10, secondo cui i rapporti tra contribuente e fisco sono improntati al principio di collaborazione e buona fede, essendo appunto conforme a buona fede non percepire somme non dovute ancorché dichiarate per errore dal presunto debitore (Cass. 22021/06).
Ne deriva che nulla può ostare a che la possibilità di emenda - mediante allegazione di errori nella dichiarazione incidenti sull'obbligazione tributaria - sia esercitabile non solo nei limiti delle disposizioni sulla riscossione delle imposte ( D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38) ovvero del regolamento per la presentazione delle dichiarazioni ( D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2), ma anche nella

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nella fase difensiva processuale per opporsi alla maggiore pretesa tributaria azionata dal fisco … (conf. Cass., sez. trib., dec. 12 maggio 2014, in causa 2008-20439)» (così ancora recentemente Cass. Sez. V, sent. n. 18765 del 05/09/2015).
Anche la recente Cass. SS.UU. n. 13378/2016, che poneva degli stringenti limiti temporali (termine per la presentazione della dichiarazione per il periodo d’imposta successivo) alla possibilità di emenda della dichiarazione a favore del contribuente, poi sconfessati dal legislatore con l’art. 5 del D.L. 193/2016 (che ha ampliato i termini per le rettifica pro – contribuente delle dichiarazioni fiscali, parificandoli a quelli per l’accertamento) ha confermato che il contribuente può chiedere il rimborso entro quarantotto mesi dal versamento e, in ogni caso, sempre opporsi, in sede contenziosa, alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione finanziaria.
Riguardo, invece, alla emendabilità delle eventuali dichiarazioni di volontà espresse dal contribuente in sede di dichiarazione, mediante l’esercizio di opzioni previste dalla normativa tributaria, è stato evidenziato che “… Tali opzioni … , al pari di qualsiasi altra manifestazione di volontà negoziale non possono essere "rettificate" che in presenza di dolo, violenza o errore. In particolare l'errore, quale vizio della volontà, deve possedere i requisiti della rilevanza e dell'essenzialità e non deve cadere sui "motivi" della scelta, vale a dire sulle mere finalità che hanno indotto il contribuente a porre in essere un determinato comportamento” (Agenzia delle Entrate, Ris. 325/E del 14 ottobre 2002).
La giurisprudenza di legittimità ha escluso la possibilità di emendare / modificare le predette opzioni esercitate in sede dichiarativa quando « … la richiesta del contribuente di emendare la propria dichiarazione su questo punto non sia altro che una richiesta di esercitare nuovamente l’opzione offerta dal legislatore, ma “a posteriori” cioè quando la precedente opzione si sia … rivelata meno favorevole »
[...]
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