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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 30/01/2017

All'indirizzo http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/39003-cartelle-esattoriali-la-giurisprudenza-della-corte-di-cassazione

Autore: Villani Maurizio

Cartelle esattoriali: la giurisprudenza della Corte di Cassazione

Cartelle esattoriali: la giurisprudenza della Corte di Cassazione

Pubblicato in Diritto tributario il 30/01/2017

Autore

46400 Villani Maurizio
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Cartelle esattoriali: la giurisprudenza della Corte di Cassazione In questo articolo si riportano alcune importanti sentenze della Corte di Cassazione su problematiche processuali, soprattutto per quanto riguarda le notifiche delle cartelle esattoriali.
 
1)    E' principio pacifico, in tema di contenzioso tributario, che "la costituzione in giudizio della parte resistente deve avvenire, ai sensi dell'art. 23 del D.Lgs. n. 546 del 1992, entro sessanta giorni dalla notifica del ricorso, a pena di decadenza della facoltà di proporre eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio e di fare istanza per la chiamata di terzi, sicché, qualora tali difese non siano state concretamente esercitate, nessun altro pregiudizio può derivare al resistente, al quale va riconosciuto il diritto di negare i fatti costitutivi della pretesa attrice, di contestare l'applicabilità delle norme di diritto invocate, nonché di produrre documenti ai sensi degli artt. 24 e 32 del D.Lgs. n. 546 del 1992" (Cass. n. 6734/2015).
2)    L’ art. 58, comma 2, D.Lgs. n. 546/92 espressamente prevede e consente la produzione di nuovi documenti in appello, con la conseguenza che, nel processo tributario, mentre prove ulteriori, rispetto a quelle già acquisite nel giudizio di primo grado, non possono essere disposte in grado d'appello, salvo che la parte dimostri di non averle potute fornire nel precedente grado di giudizio, i documenti possono essere liberamente prodotti anche in
sede di gravame, ancorché preesistenti al giudizio svoltosi in primo grado (Cass. n. 22776/2015; n. 3661/2015), a nulla rilevando l'eventuale irritualità della loro produzione in primo grado (Cass. n. 22776/2015; n. 23616/2011).
3)    La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha stabilito che "in materia d'imposte dirette, qualora la notifica della cartella di pagamento sia eseguita, ai sensi dell'art. 26, primo comma, seconda parte, del D.P.R. n. 602 del 1973, mediante invio diretto di raccomandata con avviso di ricevimento, il soggetto legittimato alla notifica è il concessionario, agente della riscossione, mentre il soggetto che in concreto consegna la cartella all'ufficio postale opera come mero "nuncius", sicché la sua identità (o la sua giuridica inesistenza) non incidono sulla validità del procedimento di notificazione", restando "tale modalità di notifica alternativa a quella di cui alla prima parte dell'art. 26, comma 1, prima parte, cit.,

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cit., questa sì di competenza esclusivamente dei soli soggetti ivi indicati del tutto affidata al concessionario, che può darvi corso nelle modalità ritenute più opportune, nonché all'ufficiale postale", per cui è quest'ultimo "a garantire, dandone atto nell'avviso di ricevimento, che la notifica sia stata effettuata su istanza del soggetto legittimato ad essa (in tale ipotesi, il concessionario), a prescindere da colui che gli abbia materialmente consegnato il plico, e che vi sia effettiva coincidenza tra il soggetto cui la cartella è destinata e quello cui essa è, in concreto, consegnata" (ex multis, Cass. n. 6198/2015; da ultimo, n. 12351/2016).
4)    Quanto al profilo concernente i vizi della notifica della cartella di pagamento, giova anche evidenziare la intervenuta tempestiva proposizione della impugnazione dell'atto, da parte della società contribuente, atteso che "La nullità della notifica della cartella esattoriale, atto avente duplice natura di comunicazione dell'estratto di ruolo e di intimazione ad adempiere, corrispondente al titolo esecutivo e all'atto di precetto nel rito ordinario, è suscettibile di sanatoria per raggiungimento dello scopo ai sensi degli artt. 156 e 160 c.p.c., atteso l'espresso richiamo, operato dall'art. 60 del D.P.R. n. 600 del 1973, alle norme sulle notificazioni del codice di rito" (Cass. n. 7157/2016; n. 384/2016; n. 5057/2015).
5)    Si è chiesto che la Corte dica "se, ove nel giudizio di primo grado vi siano più parti, l'atto di appello debba essere notificato a tutte le parti del giudizio, verificandosi in tal caso un litisconsorzio necessario processuale ex art. 14, comma 1, D.Lgs. n. 454 del 1992 e 102 c.p.c., rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio e che la mancata integrazione del contraddittorio comporta la nullità del procedimento e della sentenza e se, quindi, la CTR abbia errato nel non ravvisare il litisconsorzio necessario processuale,
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