I cookie permettono il funzionamento di alcuni servizi di questo sito. Utilizzando questi servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. [Leggi i dettagli] [OK]
Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 31/01/2017

All'indirizzo http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/39009-l-approvazione-delle-tariffe-della-tarsu-tra-scilla-e-cariddi

Autore: Greco Massimo

L'approvazione delle tariffe della TARSU tra Scilla e Cariddi

L'approvazione delle tariffe della TARSU tra Scilla e Cariddi

Pubblicato in Diritto tributario il 31/01/2017

Autore

46251 Greco Massimo

Qui la sentenza n. 913/2016 - 20/1/2016 - Corte di Cassazione - Civile, VI

Pagina: 1 2 3 4 di 4

L'approvazione delle tariffe della TARSU tra Scilla e Cariddi ABSTRACT: Nonostante la tassa sui rifiuti (TARSU) sia stata superata e sostituita dalla TIA, dalla TARES e per ultimo dalla TARI, la sua determinazione continua a dividere dottrina e giurisprudenza. i più recenti pronunciamenti del Giudice di legittimità sembrano arginare l'oscillazione giurisprudenziale che si registra in materia. Un intervento legislativo regionale sarebbe certamente utile per scongiurare un effetto domino sulla TARI, atteso che l'individuazione della competenza consiliare ad opera del legislatore statale non trova applicazione nell'ordinamento regionale. 

 
 
     La questione dell’organo comunale competente all’approvazione delle tariffe relative alla previgente tassa per la gestione del servizio dei rifiuti (TARSU) rimane ancora oggi parecchio controversa, attesa l'oscillazione giurisprudenziale presente sia nella giustizia amministrativa che in quella tributaria. Il dato su cui concordano le due giurisdizioni è che in Sicilia il rinvio statico alla legge n. 142/90 operato con la legge regionale n. 48/91 comporta l’applicazione dell’art. 32, comma 2, lettera g) della citata legge n. 142/90, che attribuisce al Consiglio comunale la competenza in ordine alla “istituzione e ordinamento dei tributi”. Da questo comune denominatore sembra però prendere le distanze la più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione, con l'ordinanza qui in commento[1], secondo la quale “...in tema di Tarsu, nella vigenza dell'art. 32, comma 2, lett. g) della legge 8 giugno
1990, n. 142, la concreta determinazione delle aliquote delle tariffe per la fruizione di beni e servizi... è di competenza della giunta e non del consiglio comunale poiché il riferimento letterale alla «disciplina generale delle tariffe» contenuto nella disposizione, contrapposto alle parole «istituzione ed ordinamento» adoperato per i tributi, rimanda alla mera individuazione dei criteri economici sulla base dei quali si dovrà procedere alla loro determinazione e, inoltre, i provvedimenti in materia di tariffa non sono espressione della potestà impositiva dell'ente, ma sono funzionali all'individuazione del corrispettivo del servizio da erogare, muovendosi così in un ottica di diretta correlazione economica tra oggetto erogante ed utenza, estranea alla materia tributaria”.
 
     Tale pronunciamento del Giudice di legittimità contribuisce a generare incertezze sulla questione, atteso l'incomprensibile operato accostamento della TARSU alla “disciplina generale delle tariffe”. Ora, in disparte il rimando alla, pur

Libro in evidenza

Codice  Tributario 2017

Codice Tributario 2017


Il Codice – aggiornato con le più recenti novità legislative, tra cui si segnalano il Decreto fiscale (Decreto Legge 22 ottobre 2016, n. 193 convertito in Legge 1° dicembre 2016, n. 225) e la Legge di bilancio 2017 (Legge 11 dicembre...

30.00 € Scopri di più

su www.maggiolieditore.it

pur condivisibile, necessità d'individuare i criteri economici sulla base dei quali consentire la successiva articolazione tariffaria di cui si dirà infra, la natura tributaria della TARSU non sembra revocabile in dubbio anche alla luce di quanto affermato dalla Corte Costituzionale[2]. Peraltro, il termine “tariffa” – nella tradizione propria della legislazione tributaria – ha un valore semantico neutro, nel senso che non si contrappone necessariamente a termini quali “tassa” e “tributo”, tanto che anche l'art. 58 del d.lgs. n. 507 del 1993 testualmente prevede che la TARSU (cioè una “tassa” e, quindi, un “tributo”) si applica “in base a tariffa”. Inoltre, a differenza della TIA – e oggi della TARI - per la TARSU il gettito corrispondeva ad un ammontare compreso tra l'intero costo del servizio ed un minimo costituito da una percentuale di tale costo determinata in funzione della situazione finanziaria del Comune (art. 61, comma 1, del d.lgs. n. 507 del 1993). Anche la TARSU poteva coprire il cento per cento del costo del servizio di smaltimento dei rifiuti, come peraltro poi previsto dall'art. 4 della l.r. n. 9/2010, ma in tal caso essa non mutava, per ciò solo, la sua natura da pubblicistica a privatistica. In altri termini, la mera circostanza che la legge assegni a un pagamento la funzione di coprire integralmente i costi di un servizio non è sufficiente ad attribuire al medesimo pagamento la natura di prezzo privatistico. Va altresì rilevato che il termine “corrispettivo” citato dal Giudice di legittimità non compare con riguardo alla TARSU nella sua disciplina di riferimento. La TARSU, invero, non può definirsi “corrispettivo”, neppure in relazione ai criteri stabiliti dall'art. 117, comma 1, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, per le tariffe dei servizi pubblici resi dagli enti locali.
 
     Pertanto,
[...]
Pagina: 1 2 3 4 di 4

Poni un quesito in materia di Diritto tributario


Libri correlati

Articoli correlati

  • Villani Maurizio, Attolini Stefania - (26/05/2011) - TARSU - TIA
Logo_maggioliadv
Per la pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it | www.maggioliadv.it
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Logo_maggioli