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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 01/02/2017

All'indirizzo http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/39015-l-invalidit-della-notifica-dell-atto-impositivo-all-ultimo-socio-della-societ-estinta

Autore: Nicotra Antonio

L’invalidità della notifica dell’atto impositivo all’«ultimo socio» della società estinta

L’invalidità della notifica dell’atto impositivo all’«ultimo socio» della società estinta

Pubblicato in Diritto tributario il 01/02/2017

Autore

50312 Nicotra Antonio

Qui la sentenza n. 1182/2016 - 30/6/2016 - Commissione Tributaria Regionale

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L’invalidità della notifica dell’atto impositivo all’«ultimo socio» della società estinta Il caso
La controversia origina dall’impugnazione di un avviso di accertamento intestato ad una società cancellata dal Registro delle Imprese nel 2011, ma notificato al ricorrente nella qualità di «ultimo socio»  della società estinta.
Il ricorrente lamenta la legittimità dell’atto impositivo sotto diversi profili: in primo luogo, perché l’atto impositivo impugnato risulta intestato ad una società ormai inesistente; in secondo luogo, lamenta di non essere il reale destinatario dello stesso, anche in ragione della posizione ricoperta, durante la vigenza della società, di socio privo di incarichi di amministratore e rappresentante legale; ed infine di non aver mai percepito somme in base al bilancio finale di liquidazione.
La Commissione Tributaria Provinciale di Firenze con sentenza n. 39/6/13 accoglie il ricorso.
L'Agenzia delle Entrate impugna la sentenza di primo grado, rilevando la completezza, sotto il profilo contenutistico, dell'atto impositivo, poiché dotato di «[…] tutte le indicazioni necessarie e sufficienti ad individuare i soggetti interessati dall'atto stesso e tali da rendere immediatamente edotti i destinatari dei riferimenti soggettivi cui si riferisce la pretesa fiscale».
 
La decisione della Commissione regionale di Firenze
La Commissione regionale di Firenze, confermando la decisione del Giudice di prime cure, statuisce che, conformemente all’insegnamento costante della giurisprudenza di legittimità, l'atto impositivo notificato ad un soggetto diverso dal reale destinatario e nella qualità di
«ultimo socio», deve ritenersi «inesistente e/o illegittimo», poiché diretto ad un soggetto del tutto estraneo rispetto alla società intestataria e destinataria dell'atto. La Commissione, inoltre, nega che nel caso in esame sussistano le condizioni per il legittimo esercizio, da parte dell’Amministrazione Finanziaria, dell’azione di cui all'art. 2495 c.c., ritenendola esperibile solo nei confronti dei soci che abbiano incassato somme in base al bilancio finale di liquidazione e fino alla concorrenza di quanto riscosso. Tale condizione, tuttavia, non ricorrerebbe nel caso di specie.
 
Le problematiche coinvolte e gli orientamenti giurisprudenziali e dottrinali più recenti in materia
La vicenda impatta sulla nota tematica della “sopravvivenza”, ai fini fiscali, delle società estinte a seguito della cancellazione dal registro delle imprese, nonché sul campo di applicazione dell’art. 28, comma 4, della novella legislativa del 2014 (D.Lgs. n. 175 del 2014).
Com’è noto, l’art.

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l’art. 2495 c.c., comma 2, così come novellato dalla riforma del 2003[1], ricollega il momento della estinzione della società alla sua cancellazione dal registro delle imprese[2].
L’orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità, superando i contrasti giurisprudenziali[3] in materia grazie ad alcuni interventi risolutori delle Sezioni Unite nel 2010 e nel 2013[4], giunge alla conclusione che la cancellazione dal registro delle imprese ha valenza, non meramente dichiarativa, ma “costitutiva” dell’estinzione della società. Conseguentemente, la cancellazione dal registro delle imprese comporta la perdita della legittimazione processuale attiva e passiva della società.
La sentenza dalla Commissione regionale di Firenze si pone in linea con tale orientamento, poiché giunge alla conclusione che una società cancellata dal registro delle imprese, in quanto società estinta, «è priva della titolarità del rapporto giuridico dedotto in giudizio. Dunque non può intraprendere o subire utilmente alcuna azione giudiziaria, tantomeno può avanzare pretese o essere utilmente diffidata stragiudizialmente».
Nell’ambito di tale tematica, tuttavia, dubbi e perplessità sono sorti a seguito dell’introduzione dell’art. 28 del D.Lgs. n. 175 del 2014 (c.d. “decreto semplificazioni”)[5].
La dottrina più recente[6] , in particolare, ha mostrato forti riserve su tale novella legislativa e le critiche in tal senso sono state mosse, da un lato, sulla inadeguatezza della tecnica di formulazione della norma impiegata dal legislatore tributario e, dall’altro, sulla presunta efficacia “retroattiva” della novella legislativa sulle vicende amministrative e contenziose pendenti[7].
In ordine a tale ultimo profilo - che interessa particolarmente in questa sede - ad escludere l’efficacia retroattiva della previsione normativa è stata la giurisprudenza di legittimità[8] , la quale ha ritenuto che la norma «recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità delle società cancellate dal registro delle imprese, non ha valenza interpretativa, neppure implicita, e non ha, quindi,
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