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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 08/03/2017

All'indirizzo http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/39136-la-ctr-di-firenze-conferma-il-prevalente-orientamento-sul-raddoppio-dei-termini

Autore: Nicotra Antonio

La CTR di Firenze conferma il prevalente orientamento sul raddoppio dei termini

La CTR di Firenze conferma il prevalente orientamento sul raddoppio dei termini

Pubblicato in Diritto tributario il 08/03/2017

Autore

50312 Nicotra Antonio

Qui la sentenza n. 145/2017 - 20/1/2017 - Commissione Tributaria Regionale

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La CTR di Firenze conferma il prevalente orientamento sul raddoppio dei termini Il Caso
La vertenza trae origine da alcuni ricorsi proposti dal contribuente avverso gli atti di accertamento con i quali l'Amministrazione finanziaria determinava, per i periodi di imposta 2005 e 2006, maggiori imposte (Irpef, Irap ed Iva) oltre addizionali regionali, comunali e contributi previdenziali.
Si evidenziava, in particolare, l’esistenza di irregolarità nella documentazione contabile del contribuente in relazione alle operazioni attive e passive poste in essere dalla ditta durante il periodo sopra indicato, consistenti nell’esistenza di fatture recanti importi notevolmente superiori rispetto a quelli dichiarati.
La Commissione tributaria provinciale di Firenze con sentenza numero 31/06/2013 accoglieva i ricorsi, escludendo che potesse trovare spazio operativo, nel caso de quo, l’istituto del raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale, in considerazione dell'omessa allegazione della notizia di reato e considerando illegittima l'utilizzazione, per gli anni 2005 e 2006, di dati e notizie rilevate negli anni successivi. Avverso la riferita sentenza interpone gravame l'ufficio.
 
La decisione della Commissione Regionale di Firenze
La Commissione accoglie parzialmente l'appello dell'Amministrazione finanziaria e ritenendo, in ordine al profilo della notifica degli accertamenti oltre il termine di decadenza contestato dal ricorrente in primo grado, che il raddoppio dei termini per l'accertamento trova applicazione indipendentemente dall'effettiva presentazione della denuncia ed anche nel caso in cui l'obbligo di denuncia sia sorto dopo lo spirare dei termini ordinari
dell'accertamento.
Con ciò aderendo ad un orientamento forse non più condivisibile.
 
La questione e alcuni spunti di riflessione
Com’è noto, con l’espressione “raddoppio dei termini”[1] si intende l’istituto in forza del quale, in presenza di una violazione fiscale che imponga l'obbligo di denuncia per un reato tributario, i termini dell’accertamento tributario vengono raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione[2].
Con il D.Lgs. n. 128 del 2015 (c.d. Decreto sulla certezza del diritto, attuativo della delega fiscale 11 marzo 2014, n. 23[3]) il raddoppio dei termini ha subito alcune rilevanti modifiche[4] con l’inserimento, negli artt. 43, c.3, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, e 57, c. 3, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, del seguente periodo: «Il raddoppio opera a condizione che la denuncia sia presentata o trasmessa entro

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entro la scadenza ordinaria dei termini»[5].
L’effetto di tale intervento legislativo è stato quello, da un lato, di limitare l’ingresso dell’istituto del raddoppio dei termini, al di fuori delle due condizioni espressamente indicate. Dall’altro, di subordinarne l’operatività alla circostanza che la notizia di reato fosse trasmessa dalla Guardia di finanza[6].
L’art. 2, comma 3, del medesimo decreto del 2015, ha inoltre circoscritto il campo di operatività di tale intervento ai soli avvisi di accertamento notificati dopo la data di entrata in vigore dello stesso[7] (c.d. clausola di salvaguardia).
Da ultimo, con l’art. 1, commi 130 e 131, della Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (c.d. “Legge di stabilità 2016”), applicabile relativamente al periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2016 e ai periodi successivi, le norme coinvolte subiscono un’ulteriore radicale modifica con la soppressione testuale del raddoppio dei termini in presenza di violazioni penali tributarie, nonché con l’introduzione di nuovi e più ampi termini per la rettifica delle dichiarazioni sui redditi e sul valore aggiunto (da quattro a cinque anni, in caso di presentazione della dichiarazione, e, da cinque a sette anni, in caso di dichiarazione omessa).
Parallelamente all’evolversi della normativa, l’istituto del raddoppio dei termini è stato oggetto anche di numerose pronunce giurisprudenziali, specialmente ad opera delle corti di merito, ma anche di un importante intervento della Corte Costituzionale e di recenti prese di posizione della giurisprudenza di legittimità [8].
In particolare, merita di essere ricordato, per ciò che interessa ai fini del presente lavoro, l’intervento della Corte Costituzionale, con la sentenza n. 247 del 20 luglio 2011, con il quale la Corte, a conferma della legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in caso di reato, previsto dal decreto legge 223/2006, ha stabilito che è conforme
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