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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 31/03/2017

All'indirizzo http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/39218-istanza-di-adesione-valida-se-spedita-entro-i-termini-e-anche-se-in-busta-chiusa

Autore: Graziotto Fulvio

Istanza di adesione valida se spedita entro i termini e anche se in busta chiusa

Istanza di adesione valida se spedita entro i termini e anche se in busta chiusa

Pubblicato in Diritto tributario il 31/03/2017

Autore

50130 Graziotto Fulvio

Qui la sentenza n. 3335/2017 - 8/2/2017 - Corte di Cassazione - Civile, V

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Istanza di adesione valida se spedita entro i termini e anche se in busta chiusa L'istanza di accertamento con adesione è validamente presentata se spedita (e non anche ricevuta) entro i termini, e anche se spedita in busta chiusa.
 
Decisione: Sentenza n. 3335/2017 Cassazione Civile - Sezione V
Classificazione: Tributario
Parole chiave: #accertamento, #accertamentoconadesione, #istanza, #fulviograziotto, #scudolegale
 
Il caso.
Una SRL presentava due istanze di accertamento con adesione, entrambe in busta chiusa, la prima non sottoscritta, e la seconda spedita entro il termine ma ricevuta dall'Ufficio oltre il termine.
L'Agenzia delle Entrate le riteneva entrambe inammissibili e le rigettava.
Il successivo ricorso presentato dalla società è stato respinto per intempestività, e la contribuente si appellava alla Commissione Tributaria Regionale, che accoglieva l'impugnazione, ritenendo la spedizione in busta chiusa anziché in plico aperto una mera irregolarità, e la valenza della data di invio stante il principio di scissione degli effetti delle comunicazioni: nel caso di specie, dalla spedizione entro i termini, ne è conseguita la sospensione di 90 gg. dei termini per impugnare l'atto impositivo.
L'Agenzia delle Entrate ricorre per cassazione, che ritiene il ricorso infondato e lo rigetta.
 
La decisione.
La Suprema Corte ritiene che i termini per la presentazione delle istanze siano rispettati con riguardo alla data di spedizione: «La natura recettizia delle istanze, cui la difesa erariale àncora le proprie argomentazioni, non interferisce - secondo
la giurisprudenza di questa corte (v. ad es. sez. 5 n. 7920 del 2003, n. 10476 del 2003 e n. 12447 del 2004, in tema di termine di decadenza da rimborso di tasse di concessione governativa) - con la diversi problematica del se, quando non sia precluso dalla legge l'invio mediante lettera raccomandata, debba guardarsi all'invio di questa per l'impedimento di una decadenza a carico dell'istante; nel senso, infatti, di ammettere tale possibilità, detta giurisprudenza applica il principio per il quale, nell'ambito dei rapporti con la pubblica amministrazione, anche di natura fiscale, i termini stabiliti per la presentazione di istanze da parte dei privati sono osservati qualora le stesse siano spedite in tempo utile a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, nonché l'ulteriore principio generale secondo cui, poiché gli atti impeditivi delle decadenze vengono in considerazione in funzione delle conseguenze suscettibili

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suscettibili di determinarsi a carico del diritto che deve essere esercitato, per legge o per contratto, entro un dato termine, il verificarsi dell'effetto impeditivo non può essere subordinato alla ricezione degli atti da parte del destinatario, essendo la qualifica e la disciplina degli atti quali recettizi correlata ad esigenze di tutela del destinatario non rilevanti dall'angolo visuale di cui trattasi (ove viene il rilievo la tutela della posizione - anche e soprattutto - del mittente interessato ad impedire la decadenza), fermo restando che l'obbligo della pubblica amministrazione di provvedere (e qui rileva, invece, il piano della recettizietà) sorge soltanto con la effettiva ricezione della istanza».
A rafforzare tale interpretazione, oltre al senso letterale della disposizione che parla di "presentazione" dell'istanza, anche il fatto che «sia nelle istruzioni di carattere generale (v. sul punto il precedente di sez. 5 n. 17314 del 2014) sia nella corrispondenza specificamente rivolta alla contribuente, per come trascritta nel ricorso, la stessa amministrazione ha ammesso la possibilità di presentare l'istanza con raccomandata, soltanto indicando - a specificazione di ciò - la ritenuta necessità dell'invio con plico senza busta (condizione questa ritenuta inesigibile già dal cennato precedente del 2014)».
Per quanto riguarda l'ammissibilità della spedizione in busta chiusa anziché in plico aperto, il Collegio si richiama a precedenti decisioni: «deve allora soltanto rilevarsi per completezza - come operato nella sentenza impugnata - che la giurisprudenza di questa corte (tra le recenti, ad es. sez. 5 n. 15309 del 2014, in riferimento a quanto previsto dall'art. 20 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546) ha chiarito che la spedizione a mezzo posta raccomandata in busta chiusa, pur se priva di qualsiasi indicazione relativa all'atto in esso racchiuso, anziché in plico senza busta, costituisce una mera irregolarità se il contenuto della busta e
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